[...]
Fucina di potere temporale
Fucina di potere temporale
Un unico abominio clericale
Delirio onnipotente
Dominio che sovrasta
Efficenza d'inetto (delirio onnipotente)
Burocratica casta (dominio che sovrasta)
Potenza del pesante (efficenza d'inetto)
Preme compatta schiaccia
(burocratica casta, potenza del pesante)
Preme
Compatta
Schiaccia
Sogno Tecnologico Bolscevico
Atea Mistica Meccanica
Macchina Automatica - no anima
Macchina Automatica - no anima
Ecco la Terra in Permanente Rivoluzione
Ridotta imbelle sterile igienica
Una Unità di Produzione
[...]
A me la mia vita non piace
e non posso cambiarla.
Mi sforzo allora di farmela piacere
e qualche volta mi dimentico,
dico che la vita è bella.
Ma la vita degli altri
mi sta sempre davanti
e mi viene una gran malinconia
perché nessuno riesce a mentire
davanti a me che so mentire qualche volta
così bene da dimenticare
che mi sto inventando la vita.
Andrà a finire che perderò
il filo delle bugie e delle verità
e una cosa nascerà simile
alla necessità di odiare qualcuno che amo
nella speranza che male e bene
non mentano più e smettano
di sembrare diversi.
A Euridice III
Ho capito che soffrono gli specchi
la sera che ne vidi uno
sporgere le labbra verso un viso
costretto a sorridere invece,
a pettinarsi cantando,
a spegnere la radio, a chiudere la porta
e a uscire.
E lui, lo specchio, fermo
nel buio.
Come gemevano di dietro
i suoi congegni,
gli strumenti antichi della sua tortura:
forse domani non darà
più immagini a nessuno?
Forse finalmente lo specchio
spezzerà il sortilegio dello specchio
e apparirà il suo viso?
Veleggio come un'ombra
nel sonno del giorno
e senza sapere
mi riconosco come tanti
schierata su un altare
per essere mangiata da chissà chi.
Io penso che l'inferno
sia illuminato di queste stesse
strane lampadine.
Vogliono cibarsi della mia pena
perché la loro forse
non s'addormenta mai.
Scardino la maniglia della stanza, come il resto delle mura ovattate, rastrello il corridoio ingombro di cartacce e pensieri, afferro la bici quasi del tutto saldata al mobile tardo anni '60. Suonano i rintocchi delle dodici, con qualche scarto di minuti scivolerò fuori, vedrò un po' di luce, abbraccerò un po' di mondo ignaro. Se dovessi terminare proprio oggi sarebbe un bel guaio, non riuscire ad acquistare quelle poche cose che mi servono, qualche abito nuovo e dei dolci, ne vado matto, ma per fortuna tutto dipende da me, per cui posso guadagnare ancora del tempo.
Le strade sono intasate, dopotutto è un'ora questa piena di partenze e ritorni domestici, li vedo sfilare ignari, creduloni e sfaccendati. Prendo a parlare con me, mi capita di recente, e per non sentirmi folle mi rispondo con fermezza, decido il percorso zigzagando, così posso decidere dove stabilire le varie postazioni bomba.
Un pezzo favoloso, apertura verso nuovi orizzonti, i risultati si son visti dopo pochi anni.
Helter Skelter è una canzone dei Beatles. Fu scritta da Paul McCartney (sebbene porti anche la firma di John Lennon, secondo la convenzione che i due autori rispettarono sempre). Il brano apparve nell'album The Beatles del 1968, noto come White Album ("album bianco"). La canzone è nota per aver anticipato diversi elementi di generi rock che si sarebbero sviluppati solo nei decenni successivi, come hard rock e heavy metal. Del brano sono state realizzate numerosissime cover, incluse quelle dei Mötley Crüe, Oasis, U2, Aerosmith e Siouxsie and the Banshees. L'espressione inglese helter skelter indica i grandi scivoli di forma elicoidale dei luna park.
Questo brano è anche tristemente noto per il massacro compiuto dalla banda di Charles Manson nella villa del regista Roman Polanski, dove persero la vita sua moglie, Sharon Tate, incinta di otto mesi, ed alcuni invitati. Manson ascoltò questa canzone, e le altre del White Album, e le interpretò come un monito dell'avvicinarsi della guerra di razze. Vide i Beatles come i Quattro Angeli dell'Apocalisse, menzionati nel libro Rivelazione del Nuovo Testamento, e credette che le loro canzoni dicessero a lui e i suoi seguaci di prepararsi ("Look out! cos' here she comes!"). Manson chiamò questa guerra da lui menzionata proprio "Helter Skelter". Le parole "HELTER SKELTER" furono scritte con il sangue della Tate in varie stanze della villa di Polanski. Queste parole vennero inoltre ritrovate in altre case in cui la "famiglia" (il nome della banda di Manson) aveva compiuto stragi.
Senza posa, mi sveglio nel cuore del buio, afferro la linguetta della fonte di luce e la scaravento per aria, quasi a regalarmi una notte stellata in frantumi cobalto. Non posso raccontare perchè ho troppe cose in testa, allora le raccolgo e pian piano le sviscero fuori, la pelle diventa scacchiera irrisolta, deprimente contenitore troppo saturo e senza marca d'attesa. Conto i pochi giorni rimasti nella speranza - ma ho abolito anche la provvidenza per la sua balordaggine - e rinserro la mani, nascondendole all'affanno e alla rabbia di una scelta; la stanza è immersa nella pagine, spazzo via quelle di troppo, letteralmente, mi ritrovo con montagne di carta nel corridoio. Lo sa già che per prendere la bici mi servirà un rastrello.
ore 15.00 – Registrazione ore 16.00 – Apertura dei lavori a cura di Carlo Formenti
ore 16.30 – Letteratura e Nuovi Media – L'aspetto creativo e della comunicazione
Dario Voltolini: "Dal Principio: Nazione Indiana e i fuoriusciti"
Gianni Biondillo: "Memoria dal retrobottega"
Massimo Maugeri: "Letteratitudine: un incontro di voci"
Coordina Antonio Pascale
Interventi di Davide Borrelli, Girolamo De Michele, Francesco Dezio, Omar Di Monopoli, Elisabetta Liguori, Giulio Mozzi, Antonio Pascale, Livio Romano, Giorgio Vasta
ore 18.00 – coffee break
ore 19.30 – chiusura dei lavori ore 21.00 – reading letterario presso il comune di Zollino ore 22.00 – Francesco Negro Trio live presso Palazzo Raho – Zollino
• Sabato 03 ottobre
ore 09.00 – Registrazione ore 10.00 – Letteratura e nuovi media – L'aspetto creativo e della comunicazione
Girolamo De Michele: "Visione e presa del reale: romanzo, televisione, rappresentazione"
Giorgio Vasta: "Ritorno alla militanza?"
Antonio Pascale: "La manutenzione dello stile"
ore 13.00 – pausa pranzo
ore 15.00 – Letteratura e nuovi media – Gli aspetti del mercato
Carlo Formenti: "Editoria, Web 2.0 e diritto d'autore"
Giulio Mozzi: "Vibrisselibri: luci e ombre di un'esperienza di editoria online"
Dario Voltolini: "Il primo amore: l'esperienza online diventa cartacea"
Interventi di Gianni Biondillo, Davide Borrelli, Girolamo De Michele, Francesco Dezio, Omar Di Monopoli, Elisabetta Liguori, Massimo Maugeri, Paolo Nori, Livio Romano, Michele Trecca
ore 16.30 – coffee break
ore 18.30 – presentazione dell'antologia di Books Brothers Frammenti di cose volgari, a cura di Michele Trecca ore 20.30 – reading letterario presso il comune di Campi Salentina
ore 22.00 – Bermuda Acoustic Trio live presso ex Biblioteca Comunale – Campi Salentina
Nella possibilità di erigere barriere contro la futuribile crisi perenne, siamo alla ricerca di una costruzione idonea e sufficientemente stabile. Potrebbero trascorrere giorni prima di un versamento poetico o miscellanea di pensieri, si prega di lasciare un post-it del passaggio o incidere pensiero dopo il biiip.
Ps. "presto" nuove, anzi "poi" magari vecchie, che almeno erano sicure!
Un corpo dismesso dall'impeto della foga del fare,
diramato in mille pertugi, ricolmo di acredine per i giorni
che affondano in una via invisibile, per parole ignave&ignare.
Dopo l'estate canterina e cicaleccia, i nembi regalano ristoro
agli occhi rossi di chi si diverte a punzecchiare un morto,
a spogliarlo prima del passo ultimo,
prima dell'euridiceo sconforto; e so che sembra un lamento,
una pentola rotolante per le scale, un me diseredato del parlare.
Ora non chiedo più, prendo dove c'è da possedere,
imprimo il passaggio del pollice e riverso il fondo in luce.
E la scrittura non è di domenica, lento parlare a fiati traversi,
si fa corposa nell'incavo delle mani, tagliente sul dorso,
spigolosa sull'addome e senza attese.
«La patafisica è la scienza delle soluzioni immaginarie, che accorda simbolicamente ai lineamenti le proprietà degli oggetti descritti per la loro virtualità». Alfred Jarry.
Tempo fa m'imbattei in questo termine per puro caso, ero intento a scrivere una sorta di recensione - pubblicata sia su un giornale sia qui, post fa,(cappellaiomato.splinder.com/post/20554508/Cortaz%C3%A1r+e+il+vortice+di+sens) - sugli scritti di Julio Cortàzar. Ora mi si ripresenta per mezzo di un passa messaggio - i passaparola sono inflazionati dalla tecnologia e da quando Bonolis ha ammorbato le menti casalinghe con le sue valanghe di lemmi e culetti - utile per la verità, si sa ogni tanto ci si trova a corto di tesori da scovare o rispolverare. Ora cercando-scovando questo Alfred Jarry ho messo gli occhi su qualcosa di divertente...
da "Pedone investitore"
Articolo primo
Il permesso di circolazione del pedone potrà essere richiesto esclusivamente dai minori: bambini, donne e uomini che non abbiano ancora svolto il servizio militare.
È noto che quest’ultimo sia stato istituito principalmente per inculcare nell’uomo i primi rudimenti dell’andare a piedi.
Articolo secondo
Il pedone che abbia l’età richiesta o sia munito di regolare autorizzazione, provvisto dei regolamentari apparecchi di segnalazione sarà (ispirandosi alla legge che in Inghilterra regola la circolazione delle vetture prive di cavalli) preceduto, alla distanza di cinquanta passi, da un agente del Genio Civile, giurato, che agiterà una bandiera o un fanale rosso, e seguito, alla stessa distanza, da un agente di ronda che agiterà a sua volta freneticamente una bandiera o un fanale verde.
Articolo terzo
Il pedone in tenera età, per via del legittimo sospetto che sia propenso a velocità esagerate, sarà ammesso sulle strade, stanti le condizioni suddette, soltanto se tenuto al guinzaglio.
Articolo quarto
Una sola bandiera collettiva sarà sufficiente per i pedoni intruppati; tuttavia, poiché è necessario che la pubblica sicurezza non sia compromessa da una tolleranza tanto ampia, la truppa in questione dovrà essere preceduta da una musica rumorosa a sufficienza da essere udibile alla distanza di cinquecento metri: ciascun individuo, inoltre, dovrà essere munito di un segnalatore a detonazione.
A chi insulsamente gli chiedeva se, come autore, condividesse la visione del mondo dei suoi personaggi, David Foster Wallace rispondeva ironicamente che, se davvero lo avesse fatto, si sarebbe già da tempo tolto la vita. Non possiamo sapere se, in quella dichiarazione, fosse contenuta un'implicita previsione della propria morte, avvenuta il 12 settembre dell'anno scorso. Viene piuttosto da chiedersi: Qual è la visione del mondo dei personaggi di Wallace? E quale la sua visione del mondo? Un aureo libretto, uscito da poco negli Stati Uniti, può fornirci un aiuto prezioso per rispondere a queste domande. Si intitola This is water (Little, Brown and Co.). E Questa è l'acqua è anche il titolo della raccolta di racconti e scritti inediti che Einaudi manderà in libreria a metà settembre.
David Foster Wallace era nato a Ithaca, New York, nel 1962. È stato forse il più grande scrittore della sua (e della mia) generazione. Sicuramente il più filosofico, sia quando scrive racconti o romanzi (La scopa del sistema, Infinite jest, La ragazza dai capelli strani, Brevi interviste a uomini schifosi, Oblio) sia quando nei suoi saggi (Trigonometria, tennis, tv e altre cose divertenti che non farò mai più, Considera l'aragosta) spazia nei più disparati ambiti del sapere, dalla logica-matematica, di cui ha scritto un'appassionata introduzione (Di tutto, e di più), alla politica, dalla linguistica alla cucina alla biologia.
ROMA, 18 AGO - E' morta questa sera Fernanda Pivano, in una clinica privata di Milano, dove era ricoverata da tempo. I funerali si svolgeranno probabilmente venerdì prossimo, a Genova, dove era nata il 18 luglio 1917. La Pivano aveva da poco compiuto 92 anni e oltre un mese fa aveva consegnato a Bompiani la seconda parte della sua autobiografia.
Ciao Fernanda,
grazie per le scoperte,
le parole,
e i versi scovati,
donati e intessuti.
Allungo i tentacoli nelle feritoie strette, dischiudo
occhi piccoli e agguerriti, praticanti l'assedio.
Sono racchiuso fra mura spesse, atte a contenere
la limpida lordura dei giorni trascorsi in pigrizia,
ossigenati nel cercare frescura e tattiche divergenti
da propinare al primo bardo folle e sconsiderato.
Non chiamarmi mentore, se sono un detrattore
del me fabulante, se commissiono speranze a fabbricanti
disattenti. Ora, nei giorni di tramontana,
attendo il ritorno del volatile e del messaggio.
Avrà parole spremute in fondo al sacco, fili di tungsteno
avvolti sul becco e ali di cera a cercare il sogno.
"Battaglione, avanti!" urlò il colonnello in carica. Da una fessura nel terreno, coperta da foglie e terra, sbucarono fuori circa novecento formiche rosse e fiere come poche, pronte all’inevitabile scontro, tutte ben suddivise in compagnie. In lontananza una sentinella aveva avvistato un enorme polverone, qualcuno attaccava la colonia, seguì l’allarme e il posizionamento. Ora non rimaneva che aspettare.
Fu un attimo, poi il silenzio. Il cielo divenne rosso e buio allo stesso tempo. Il suolo s’apriva divorando. Era la fine.
Un enorme essere incappucciato e rosso, con lunghe corde bionde pendenti dalla testa, ero sbucato fuori da una staccionata, saltava e giocava, incurante dello sterminio. Subito dopo una voce adulta di donna richiamava l’attenzione dell’essere: "Cappuccetto è ora di andare dalla nonna!". La bambina, con la sua mantellina rossa, entrò in casa, prese il cestino con le vivande per la nonna, ascoltò le raccomandazioni della madre e partì. Passando vicino alla staccionata, si fermò un attimo, guardò tutte quelle formiche morte e se ne partì alzando le spalle, legando il suo cappuccio rosso alla testolina.
Ci sono momenti d’estate in cui lo scopo ultimo della tua esistenza è una Lemonsoda. Con 40 gradi all’ombra potresti prostituirti per un cubetto di ghiaccio, chi se ne fotte. Perché, vedete, ci sono questi momenti d’estate in cui ti trascini al baretto vicino alla redazione come un maratoneta all’ultima curva. Sai già che ti ci vorranno 124 passi per
guadagnare la faccia facciosa di Claudio, il tuo barista soprappeso. Allora esci e cominci a contare i passi. Ti rincuora solo il fatto che siano 124 e non 100, che come è noto è tutta un’altra storia. Ma già al 52imo passo ti prendono come delle visioni, ti sembra di vedere Beppe Grillo vestito da Nilde Iotti che sferruzza un maglione a D’Alema.
Al 98imo passo – con la pressione sotto il livello del mare – sei in preda a delle allucinazioni iettatorie: Nanni Moretti che gira un altro documentario su Berlusconi. Come se non fossero bastati i caimani e quei girotondi gremiti da chi il voto già non glielo dava al Cavaliere. Uh, mamma mia, ti prende paura, straripa il sudore, il partito è solo un participio passato, scuoti la testa, saranno mai questi i novelli tribuni della plebe? E quale plebe c’era ai girotondi? Quale plebe si butta a sinistra oggi? Cerchi di allungare il passo ma non ci riesci. Lo striscione del
traguardo, quello con su scritto “Er Baretto”, ti si para lontano, sfocato. Un cazzo di miraggio. Pensi che ti ci vorrà un’ora buona per mettere la lingua al fresco. Chissene, la tua è un’idea fissa, vuoi laurearti al baretto di Claudio con il massimo dei bicchieri. Non chiedi altro, ma che scherziamo? ‘Fanculo alle allucinazioni…
Dai, che mancano solo 20 passi! Mentre l’asfalto ti s’incolla alle suole, tu continui un po’ zigzagante e ti dici che è ncora l’ora del desiderio. Acqua, bibite, lacrime, saliva. Ah, ‘u suli, u’ mari! All’improvviso il sudore in piena faccia è l’acqua salata dello Ionio. Sole, mare, zagare: magari me ne scendo a mare st’estate. T’impressioni al ricordo della tua Sicilia intera, del tuo background di lotofago e a passi lenti ti cominci a rilassare pensando a buone notizie. Beh, le hai lette, no? Indubbiamente sono buone notizie, in fin dei conti Tremonti è un bravo Cristo, andiamo. Pensi ai inanziamenti per le infrastrutture in Sicilia e Calabria, al governo che stanzia 250 milioni per le metropolitane di Messina e Palermo, ad altri bei soldini per la disgraziata ferrovia Circumetnea e per la statale Agrigento-Caltanissetta. Pensi agli 84 milioni previsti per il sistema di attracchi al porto di Villa San Giovanni, ai 265 milioni per la statale jonica Sibari-Roseto, ai 12 per la tangenziale di Reggio Calabria. Buone notizie, davvero, non c’è che dire. Così barcolli gli ultimi passi con un filo di ottimismo stampato in faccia...
E finalmente entri al baretto col sorriso di George Clooney ma lo slancio di Giuliano Ferrara, ti tiene in vita soltanto il pensiero della Lemonsoda, sei letteralmente distrutto. Il rumore delle stoviglie, il vociare, il tintinnio delle suonerie, sono lontani, quasi impercettibili, stai a vedere che ti prende un collasso. L’unica cosa che ti è chiara è che Claudio ti salverà, sei sicuro. Appena lo vedi, sgrani gli occhi per metterlo a fuoco, lo senti appena. Lo fissi e cerchi di leggergli
le labbra nello stordimento che ti si straporta. La sua voce è come rallentata, grottesca, flaccida e ti dice piano piano: “Ah bello, guarda che nun è vero niente. Nun è vero che ce stanno tutti ‘sti sordi p’a Sicilia e ‘a Calabria. Ma che, c’hai creduto davero? Bello mio, guardame bene, stamme a senti’: c’è ‘sta crisi, dovemo aboli’ l’Ici, ma quali finanziamenti, quali infrastrutture der piffero? Niente, nisba! Tutti i sordi ce servono pe’ ‘r Ponte su lo Stretto ma che nun ce lo sai, professo’? Lascia perde’ ‘e strade, l’acqua potabile, ‘e case nove, ‘a lotta alla mafia. Ce servono 5 miliardi de euri pe’ fa’ er Ponteee, me stai a senti’? Basta aspetta’ il 2016 e ce porto mi’ fija a far’ er
bagnetto laggiù, capito?”. Non trovi le parole, Claudio ti sembra doppiato da Aldo Fabrizi e soprattutto non sai cosa caspita stia succedendo. Di certo non sei lucido, sarà un’altra allucinazione. D’altra parte, la tua replica ti si strozza nella gola secca e trovi appena la forza per chiedergli:
“Sì, sì, ma ce l’hai una Lemonsoda?”
- certo!
”Ah, Dio, ti ringrazio. Claudio mio, ti voglio bene. Tu pensa che sono talmente assetato che per un momento mi è sembrato di sentirti d…”
- ma è calda…
”Claudie’, non scherziamo, eh? Dai, un po’ di ghiaccio ce l’avrai, no?”
- è finito…
”Vabbè, dammi qualcosa di fresco, ‘na cosa qualsiasi”
- Nisbaaa, m’è tornata la luce dieci minuti fa. Che te devo fa’, bello, mica è colpa mia!
“Allora dammi un bicchiere d’acqua fresca del rubinetto”
- e te pare facile? Ce vole pazienza, farla scorre’…
Come annichilito, stramazzi su una sedia del baretto, muto, sopraffatto, con la camicia che ormai è un sudario e convinto più che mai che il Ponte sullo Stretto sia un’idea di Claudio d’er Baretto da Roma, diciannovesima circoscrizione. Non ci sono dubbi. Hai lo sguardo fisso per terra, ti stropicci gli occhi e non tieni capa e muscoli per fare domande. Per un momento ti dimentichi della Lemonsoda.
E in quel momento, in quel misero momento che annulla tutti gli altri momenti passati, in quel miserabile momento, non dovesse mai più tornare nella tua vita assetata, e rimanesse tale solo per quello stesso attimo, in quel momento ti senti un terrorista e auguri alla Lemonsoda una carriera da molotov. (Gianluca Bassi)
Sedimento le redini di terra,
lascio defluire l'effluvio assolato d'agosto,
che mi rende diverso&discosto.
Pongo le domande necessarie ai passi
le allineo ad una retta di sughero,
e corro sulle dita per avere visione vicina,
senza dimenticare le circostanze, le lotte,
quelle amarezze che distendono sorrisi,
ancora una volta le parole abbracciano
il cemento a blocchi.
Dimenticanza nascosta in un ombra
di trifoglio, una pagina ricusa nella fretta
di un passaggio di strali di spirito,
un piccolo me demordente, vivo
come l'uomo del primo passo,
ermeneutico nello sciogliere nodi attraccati.
Vedo uno scoglio come un baluardo,
e la sintassi dell'amore intrica le sue volute,
irretisce nei passaggi tra edera e tulipani.
I secondi di questi giorni sono tinti di rosso vermiglio, agglomerati urbani di opinioni e sfide all'assurdo. L'io che descrivo, immerso in pagine di discorsi, ha la vacuità dell'irresoluto, ma vegeta e per questo ammansisce gli animi. Rendere libero lo stomaco, lasciando l'inguine sguaiato e maestro, questo l'imperativo dei prossimi piccoli tempi; affinché ritrovi un po' di tutto sparso fra le pagine assopite e stanche.